“E’ stato fatto tutto il possibile. I medici di guardia sono intervenuti subito e l’ambulanza è arrivata sul posto entro i venti minuti previsti”. La morte del pellegrino a Montevergine continua a far discutere e anche dall’Asl arrivano indicazioni precise a dotarsi delle necessarie attrezzature, a partire naturalmente dai defibrillatori. Un appello rivolto ad associazioni, scuole, comuni e alle comunità locali più in generale.
Difficile, se non impossibile, sapere se la presenza di un’adeguata strumentazione salvavita avrebbe potuto cambiare le sorti dello sfortunato 70enne, ma è chiaro che occorre potenziare i servizi di assistenza e prima intervento, soprattutto nelle zone ad alto flusso di persone e visitatori.
A Montevergine è garantito un presidio di guardia medica per tutto il periodo estivo ed, in ogni caso, fino al 30 ottobre. Pronte ad intervenire ci sono anche una o due ambulanze. E così, del resto, è stato anche in occasione del drammatico episodio di pochi giorni fa.
Il punto è che non c’è ancora, nonostante le tante sollecitazioni, un registro specifico. Eppure ogni associazione sportiva, scuola o comune dovrebbe comunicare il possesso di un defibrillatore e, naturalmente, formare chi dovrà poi utilizzarlo. Al momento l’obbligo di dotarsi di un defibrillatore è solo in capo alle società sportive. Per tutti gli altri c’è solo una circolare di raccomandazione.
La morte improvvisa colpisce una persona ogni mille abitanti e solo un intervento nei primi dieci minuti può essere risolutivo. Una capillare attività di sensibilizzazione e informazione di cittadini e comunità a dotarsi di defibrillatori resta il passaggio più importante e decisivo da compiere ogni giorno per aumentare il grado di sicurezza.