Il reato non sussiste: assolto a Foggia un atripaldese

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Si è conclusa nel migliore dei modi la vicenda processuale di un trentanovenne di Atripalda, S.B., assolto dal reato di resistenza a pubblico ufficiale dal Tribunale di Foggia, presieduto dalla dott. ssa Di Maria.

I fatti risalgono al mese di Febbraio 2017 a San Ferdinando di Puglia, provincia di Foggia, allorquando una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Trinitapoli, insospettita da una autovettura Alfa Romeo 147 ferma all’interno di una piazzola di sosta sulla strada Statale 16 bis con due uomini a bordo, si avvicinava all’auto in sosta.

I due uomini, successivamente identificati in S.B. e B.L., quest’ultimo quarantottenne di Maddaloni, all’avvicinarsi dei Carabinieri, mettevano in moto l’autovettura e si davano ad una precipitosa fuga lungo la strada statale.

L’inseguimento durava una decina di minuti ed aveva termine soltanto allorquando l’autovettura Alfa Romeo arrestava la sua marcia andando ad urtare contro la segnaletica stradale.

A seguito del sinistro, l’atripaldese S. B., uscito dalla autovettura, faceva perdere le sue tracce dandosi alla fuga a piedi nella campagna circostante. In auto, leggermente ferito, restava soltanto B.L., che veniva immediatamente tratto in arresto per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Processato per direttissima in data 9 Febbraio 2017, B.L. fu poi condannato il successivo 23 marzo 2017 alla pena di mesi 6 di reclusione dal Tribunale di Foggia, presidente dott. Protano, per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Ora si è concluso invece il processo parallelo a carico del solo S.B., difeso di fiducia dall’avvocato Rolando Iorio.

Il Tribunale di Foggia, in pieno accoglimento della tesi difensiva ed in contrasto con la stessa pronuncia emessa tre anni prima nei confronti del coimputato B.L., ha assolto il giovane atripaldese ritenendo la non sussistenza del contestato reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Decisive quindi le argomentazioni prospettate dall’avvocato Rolando Iorio il quale ha evidenziato che si era trattato di una condotta di fuga meramente passiva e che quindi non era stata posta deliberatamente in pericolo l’incolumità personale degli agenti inseguitori e della collettività, tale da integrare la contestata resistenza.