Irpinianews.it

“Il Covid non ci ha fermato, il telefono ha sempre squillato: la violenza sulle donne aumenta ma anche il coraggio”. I primi 4 anni di “Antonella Russo”

Alpi – Quattro anni al fianco di donne maltrattate, vittime di violenze assurde e di uomini sbagliati. Donne in aiuto di altre donne, con il cuore e tutta l’anima, in ogni modo e in ogni momento. Quattro anni di sacrifici, tanti, ma anche di tante belle soddisfazioni.

E’ la storia da raccontare nel giorno del quarto compleanno della casa di accoglienza per donne maltrattate “Antonella Russo”. Già il nome è importante, Antonella Russo, splendida ragazza di Solofra, morì per mano di un uomo violento. Ogni giorno, grazie alla casa rifugio, il suo ricordo è vivo.

Lo staff di casa rifugio, anche quest’anno, avrebbe voluto organizare un momento di incontro, festa e convivialità. Maledetto covid, ha bloccato anche loro. Ma loro, come sempre, non demordono e hanno deciso di festeggiare comunque, rivolgendosi all’Irpinia tutta, ma non solo, con una lettera aperta. Gettando il cuore oltre l’ostacolo. E dicendo chiaramente, sempre, come stanno le cose.

“L’equipe della struttura ha pensato di raccontare ciò che ha messo in campo per affrontare questo 2020 così complesso. Vogliamo farlo attraverso questa lettera, con l’obiettivo di dimostrare ancora una volta, che siamo attive e presenti sul territorio, nonostante le difficoltà che il Covid innegabilmente ha prodotto. Il nostro servizio, che si occupa di prevenzione e tutela nell’ambito della violenza di genere, è continuato anche durante i mesi di lockdown, adottando di volta in volta tutte le misure anti-covid espresse nei vari DPCM emanati. In particolare, per garantire l’accoglienza delle donne che si rivolgevano al servizio, prenderle in carico e metterle in sicurezza, la Casa Rifugio “A. Russo” si è rimodulata nel suo aspetto, creando uno spazio idoneo a garantire accoglienza e ospitalità alle donne in difficoltà: un mini-appartamento con accesso indipendente in cui poter svolgere il periodo di quarantena opportuno, prima di entrare in contatto con le ospiti e i minori già accolti nella struttura”.

“Riguardo al fenomeno della violenza sulle donne di cui ci occupiamo, abbiamo appurato che situazioni di convivenza già precarie e complicate, durante il periodo di lockdown a causa del Covid, si sono intensificate maggiormente, come appreso pure dalle vicende di cronaca nera di cui noi tutti abbiamo letto o sentito attraverso i media. Ciò ha fatto sì che alcune situazioni diventassero insostenibili e ha permesso uno scatto in avanti nella vita di queste donne, motivandole ulteriormente a denunciare e chiedere aiuto”.

“Nella nostra realtà, che oltre ad occuparsi di accoglienza e messa in sicurezza in struttura protetta, operiamo anche come Centro Antiviolenza sul territorio, il telefono ha squillato molte volte e ad ogni chiamata c’era una donna con la sua storia, a tratti diversa eppure simile a tante, sempre condita da racconti di anni vissuti nella paura, anni di prevaricazione e maltrattamenti; ogni donna ha avuto dall’altro lato, risposta al suo bisogno individuando le necessità e fornendo un supporto in base al caso. In Casa Rifugio, in questi mesi d’incertezza e paura per la pandemia che non arresta il suo corso, abbiamo accolto e messo in protezione 4 nuclei; infatti, non parliamo più di sole donne, ma di nuclei, termine che sta ad indicare che queste donne fuggivano, da una vita divenuta ormai insostenibile, con i loro figli. Ci occupiamo di violenza di genere è vero, ma in questo fenomeno sociale oltre alle donne ci sono altri protagonisti da tutelare e sono i bambini e le bambine vittime di violenza assistita”.

“Il Covid non ci ha fermato. Con questa lettera cogliamo l’occasione per far passare ancora una volta un messaggio importante ai cittadini, un messaggio di informazione e di prevenzione: c’è sempre un’altra possibilità per iniziare a cambiare!”.

“Noi da 4 anni ci impegniamo in questa mission, con competenza e professionalità, accompagnate da una rete di solidarietà ormai consolidata, formata da donne e da uomini che ci sostengono e ci supportano nel nostro operato, con il loro volontariato”.

Exit mobile version