Il commiato di Todisco: “Non rinnoverò la tessera Pd. Con me altri compagni”

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“Oggi è l’ultimo giorno utile per rinnovare la tessera del Partito Democratico – scrive Francesco Todisco sul proprio blog – non lo farò. Non la rinnoverò. E con me altri compagni. Per chi viene dalla nostra storia questa scelta ha un “peso” enorme. La tessera è un segno di appartenenza a un impegno, a una storia e a una comunità. Abbiamo sempre lottato contro chi ne ha sminuito il valore fino a farla diventare una merce da comprare a buon mercato, all’ultimo istante utile, per partecipare a una conta. Le abbiamo sempre dato un altro significato. E oggi, con il peso di quel significato, molti di noi hanno deciso di non aderire al Pd. Per la prima volta da quando è stato fondato. Ci sentiamo costretti a questa scelta e non rinneghiamo un solo giorno di impegno e di battaglie per costruire il partito che avremmo voluto. Sentiamo di essere stati sempre leali verso i nostri ideali.

Chi ha trasformato il Pd in altro non ha voluto la presenza del nostro pensiero critico. La scissione non nasce oggi. La scissione è stata costruita, pezzo dopo pezzo, da Renzi e da un’idea di partito che egli ha rappresentato. Con arroganza e volgarità. La scissione c’è stata nelle tessere che da “pezzo di storia, di impegno e di militanza” sono diventate merce a buon mercato; nei circoli esistenti solo sulla carta; nelle assemblee che hanno calpestato regole su regole; nelle primarie dove si “compravano” i voti; nella composizione delle liste fatta con persone candidate a loro insaputa; in quelle città governate da noi fra inefficienza e casi di corruzione; nei governi del Paese caduti per le ambizioni di un singolo; nel referendum costituzionale dove i tanti Democratici che hanno deciso di votare “no” a una riforma scritta male si sono sentiti offesi, dileggiati, ospiti in casa propria. La scissione c’è stata in queste e in tante altre cose ancora.

In un Pd che non ha voluto vedere tutto ciò. Che si è girato dall’altra parte, fingendo, per convenienza e opportunità, che questi problemi non ci fossero. Il coraggio, l’esempio, la passione, i sentimenti dei tanti militanti e dirigenti del Pd hanno dovuto scontrarsi con tutto ciò. Sono diventati eroi della militanza. Militanza che è diventata non uno strumento per costruire, con una comunità, un mondo migliore ma per difendersi da chi in questa comunità ci è entrato senza condividere gli ideali e i valori che l’hanno fatta nascere. La scissione non nasce per formalismi o date congressuali. La scissione nasce perché non ci appartiene e non può appartenerci la visione politica di chi sceglie di non vedere tutto ciò. Di chi pensa che il nostro partito possa allearsi con chiunque, indifferentemente, pur di andare o restare al governo del Paese. Lo può fare il partito di Renzi, non un partito che è nato coi nostri valori! Un congresso vero avrebbe dovuto discutere di tutto ciò. Invece, si è scelta la via semplificata dell’arroganza. Dell’insulto a chi pone questioni critiche. Della legittimazione semplificata del capo. Tutto ciò non può appartenere a chi viene dalla nostra storia. Gli appelli all’unità che sono venuti non possono essere e non sono stati sufficienti. Una comunità politica resta unita se discute, si confronta, dibatte e alla fine sceglie. Ecco, una comunità politica esiste se sceglie di affrontare i problemi e se sceglie di risolverli, indicando una via, una strada, un percorso, una soluzione. Il partito di Renzi non può farlo, perché se decide di affrontare un problema, di vederlo, decide anche di fare a meno del notabile di un determinato territorio. Noi veniamo da un’altra storia.

La nostra coscienza politica non risponde al capo o al notabile di turno, risponde a una storia antica di bisogni, domande di giustizia sociale, uguaglianza, dignità e libertà. Una lunga storia costruita, pezzo per pezzo, dagli ultimi del mondo. La nostra storia è fatta dalla dignità delle scelte. Dovrei sentirmi uno sconfitto perché quel partito che, insieme a tanti, ho fondato e costruito per essere strumento di riscatto dell’umanità è diventato altro. So che non è così. So che il lavoro che ho portato avanti, insieme a tanti, non è stato buttato via. So che le battaglie per un altro modo di vivere l’impegno politico non sono state buttate. So che gli ideali che abbiamo portato nel Pd – quelli per cui giorno dopo giorno abbiamo lottato dentro la comunità di questo partito – non sono stati buttati via. Sono vivi, più che mai. Li porto, li portiamo, nella costruzione degli strumenti che possano farci cambiare questo mondo guasto. Il coraggio delle scelte. La nostra storia. Scegliamo di costruire un partito sincero con i suoi ideali, sincero con la sua comunità, sincero con la sete di giustizia sociale e di uguaglianza della propria parte. Ecco, sincero: ciò che è mancato a questo Pd e mai alla nostra storia. Sempre e per sempre dalla stessa parte.”